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OGNI UNO E' UN GENIO MA SE SI GIUDICA UN PESCE DALLA SUA ABILITA' DI ARRAMPICARSI SUGLI ALBERI, LUI PASSA TUTTA LA VITA A CREDERSI STUPIDO. Albert Einstein (segnalata da Stefano Ziggiotto)

CAVALLO DI RAZZA, MA…

Un quesito interessante ci arriva da un lettore veneto: “Sono un imprenditore e mi trovo a gestire nel gruppo dei miei collaboratori un personaggio che per molti aspetti rappresenta un cavallo di razza: grandi risultati, ben al di sopra della media, che però paghiamo in termini aziendali con atteggiamenti arroganti ed antipatici da primadonna:

nessun rispetto delle regole, comportamenti plateali da anti-leader, collaborazione con gli altri colleghi inesistente, praticamente un’azienda dell’azienda. Questa situazione sta creando parecchi malumori. Che fare?”

Davanti a situazioni di questo tipo, un leader aziendale rischia di trovarsi in un empasse paralizzante, perché da una parte il buonsenso pratico ci spingerebbe a chiudere un occhio, e sopportare le incongruenze, in nome dei risultati faticosamente raggranellati, dall’altra ci sentiamo però incoerenti, quando nel gruppo degli altri collaboratori invochiamo l’attenzione ad una disciplina ed a regole aziendali da rispettare. Si, molti dubbi nascono in queste occasioni, soprattutto quando la tentazione di riuscire a mantenere e incrementare dei buoni risultati a breve termine ci stuzzica l’appetito; ma sono anche i momenti in cui si evidenziano agli occhi dei collaboratori quali sono le nostre reali strategie e viene messa alla prova la moneta più difficile da conquistare e più veloce da incrinare la credibilità.

E’ evidente che in un simile contesto prima si prova a parlare con il collaboratore “incriminato”, per motivarlo, fargli comprendere come i suoi atteggiamenti e comportamenti possano risultare controproducenti o dannosi per l’azienda, a volte è necessario concedere all’antipatico purosangue una chiara e ben circoscritta seconda occasione, ma poi basta, il leader deve decidere in termini drastici, se non vuole che la titubanza e la tattica attendista vengano scambiate per indecisione e incapacità di essere coerente con i valori aziendali. E la scelta che all’apparenza si evidenzia come più rischiosa, ma che nel medio termine apporta più risultati positivi è porre un esplicito aut-aut: o il riottoso collaboratore rientra nell’alveo aziendale o possiamo fare a meno di lui. E’ una decisione difficile ma va messa in atto e non per motivi idealistici o per semplice questione di principio bensì per considerazioni e riscontri eminentemente legati ai risultati pratici. Infatti, mantenere vicino a noi un manager o un impiegato con evidenti tendenzialità nel “remare contro” l’azienda e il gruppo lavorativo, come dicevamo, fa perdere per primi a noi in qualità di leader la credibilità nei confronti dell’interno. Soprattutto se ci siamo trovati in passato a motivare e a richiedere in modo esplicito ai nostri collaboratori valori come l’integrità, la collaborazione o l’atteggiamento positivo, siamo di fronte ad una scelta obbligata, perché far rimanere una persona così negativa indica che le nostre affermazioni sono state delle stupidaggini. Inoltre è bene, che quando ci liberiamo di un collaboratore di questo tipo, tutti sappiano che il motivo principale di questa scelta è legato ai suoi comportamenti, affinché chi lo sostituirà e la stessa squadra che coordiniamo, comprenda che cosa è veramente importante per noi. Nel momento in cui affrontiamo una situazione così ostica senza arroganza, ma con un atteggiamento lungimirante costruttivo, il gruppo si sentirà motivato ad infondere un impegno più profondo e i risultati non si faranno attendere.

 

Dott. Duilio Zanelli