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sabato 16 dicembre 2017 ore 20.00

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QUANDO C'E' UNA META ANCHE IL DESERTO DIVENTA STRADA. Proverbio Tibetano (segnalata da Pietro Baldrighi)

QUELLA STRANA MALATTIA CHIAMATA ADOLESCENZA

Tempo fa mi sono trovato a dover affrontare una situazione piuttosto frequente nella giornata di un professionista come lo psicologo. Una ragazza adolescente presentava una serie di comportamenti ribelli, anticonformisti, che sfioravano talvolta la violenza fisica nei confronti dei suoi genitori, dato che la ragazza li vedeva come il fumo negli occhi.

Quello che mi aveva particolarmente colpito, era la madre: ricordo ancora l’espressione accorata con cui mi guardava con la disperazione di chi non sa più a che santo votarsi, mentre rivelava: “Sa, a mia figlia voglio molto bene; anche se è stata adottata io le voglio bene come se fosse mia figlia, veramente, e non riesco a capire tutto questo livore, questa rabbia che mi rivolge contro! Non credo di meritarmelo!”.

Nel valutare il suo modo di rapportarsi in famiglia quella madre aveva assai torto: secondo la mia esperienza professionale, i genitori adottivi non amano i figli come se fossero quelli naturali, ma molto, molto di più. Ma dietro questo errore si nasconde un pericoloso equivoco in cui cadono molti genitori quando l’adolescenza si frappone nel rapporto con i figli: le reazioni esasperate, le dichiarazioni di ostilità, il senso di incomprensione che si manifestano nel giovane, non rappresentano l’indicatore di una supposta mancanza di amore o di attenzione, ma evidenziano semplicemente la presenza di un naturale cambiamento fisico, mentale ed emotivo, che risulta in gran parte indipendente dall’operato della famiglia. Questo perché l’adolescenza, è una fase della vita dove la fa da padrona, la ricerca di una propria identità, da tutti i punti di vista. Questo processo di maturazione solo in pochi casi risulta indolore per l’adolescente e per i genitori, i quali spesso rimangono sbalorditi dall’improvviso cambiamento del figlio. E’ evidente che nel crescere, l’adolescente deve costruirsi una nuova identità, prendendo le distanze dai modelli e dai valori genitoriali, che, fino a quel momento, rappresentavano il suo punto di riferimento. In questo modo l’adolescente può essere così in grado di sviluppare un proprio carattere e una personale visione del mondo. E per questi motivi che ne deriva una fase costellata da frequenti conflitti genitori/figli, scontri che se non sono spinti all’eccesso rappresentano un indice positivo di crescita e indipendenza. Spesso però, alcuni genitori, di fronte agli atteggiamenti provocatori dei figli entrano in profonda crisi, poiché, mettono in discussione l’affetto che l’adolescente prova nei loro confronti o addirittura finiscono per sentirsi inadeguati nel ruolo genitoriale, colpevolizzandosi per aver commesso errori che però non sono in grado di scoprire, brancolando nel buio e, in questa confusione, adottando soluzioni che talvolta finiscono per esacerbare il problema, anziché risolverlo. La realtà è che spesso il coraggio di mettere in discussione la famiglia si manifesta proprio perché alla base vi è un rapporto positivo caratterizzato da fiducia e da una buona capacità di dialogo. In particolare, nel caso della mia paziente, la situazione risultava ancora più difficile, in quanto nei ragazzi adottati, la problematica dell’identità è ancora più sentita, dato che  oltre alle pulsioni adolescenziali vi è anche la consapevolezza di essere stati abbandonati e rifiutati nell’infanzia e questo può portare la ragazza ad esprimere verso la famiglia, tutta quella rabbia che non può indirizzare verso la madre naturale.

Quei silenzi e quella mancanza di comunicazione che caratterizza molte fasi dell’adolescenza, quei vuoti che tanto angosciano alcuni genitori, frequentemente appaiono uno strumento col quale il giovane pone dei limiti alla relazione e cerca una condizione di indipendenza, quando si sente troppo accerchiato ed avverte il rapporto con l’adulto come troppo condizionante e coinvolgente. E più, in questi casi, si cerca di forzare l’atteggiamento di chiusura del figlio con insistenza o peggio ancora con rabbia, più persisterà un ostinato mutismo, in cui il ragazzo serberà il diritto a mantenere i suoi “segreti” (confidenze che talvolta è invece facilmente in grado di elargire ai suoi amici). Ma, come dissi nel colloquio a quella madre adottiva , la ragazza, come tutti gli adolescenti non ha solo bisogno di essere amata e rispettata in questo delicato momento di maturazione. Ha bisogno piuttosto di imparare a rispettare il mondo circostante, a partire soprattutto dai suoi genitori.

Quando ci si accorge che il conflitto si esaspera ed il rapporto non è più improntato al rispetto, è necessario che i genitori cambino atteggiamento. Essere costantemente comprensivi, dolci ed accomodanti, infatti, può condurre ad un rapporto squilibrato con conseguenti delusioni ed amarezze da parte del genitore: al di là di quello che raccontano le favole delle riviste rosa, nella vita l’amore non è sufficiente. E’ un aspetto fondamentale della vita familiare, ma non basta per far crescere e per costruire un rapporto maturo con i figli.
Decidendo di non sostituirsi al figlio, costringendolo a guadagnarsi le gratificazioni sul campo, solo dopo aver fornito meriti e risultati, si instrada il rapporto famigliare verso una generatività ottimale.
Chiedendo con calma, ma con fermezza al ragazzo di rispettare le regole e di assumersi le sue piccole responsabilità nella vita quotidiana, possiamo avere l’impressione, talvolta, di alimentare quel conflitto generazionale che l’adolescenza ci presenta, ma, in concreto, rappresenta la strada maestra per migliorare la relazione con i figli e favorire lo sviluppo delle loro capacità e della loro autostima.

Sì, l’amore è fondamentale, ma non è sufficiente per rispondere in modo produttivo alla crescita adolescenziale dell’individuazione.

La grande sfida insita in questa fase di sviluppo è che, in qualità di genitore, non è più possibile, come nell’infanzia comportarsi, con l’atteggiamento dei protettori, che come una grande quercia difende l’incolumità della prole dai pericoli del mondo. Si è di fronte, invece,  al compito di divenire allenatori che forgiano e preparano al futuro, rendendo capaci di sviluppare qualità indispensabili alla vita adulta, quali motivazione, rispetto, persistenza e progettualità. Lo scopo, pertanto, sarà quello di indurre gli uccellini a lasciare il nido, nel momento in cui sappiano battere le ali e volare verso il cielo.

Dott. Duilio Zanelli